La nebbia che riempie la stretta vallata e la pioggia che cerca di trafiggerla creano una visione onirica e surreale, la strada, immersa nel foliage, appare a tratti e subito dopo si dissolve per emergere di nuovo ed è allora che alzando gli occhi mi appare come un magnifico etereo castello fiabesco, sono alla miniera Torgola.
Non importa se oggi la sindrome del “fotografo viaggiatore sfigato” si mostra con tutta la sua forza, prenderò ciò che il meteo mi regala e quello che mi sottrae.
Le prime notizie dell’esistenza estrattiva di questa zona risalgono al XV secolo, argento soprattutto ed in seguito Blenda e Galena dalle quali si ricavano zinco e piombo. Dopo lunghi periodi di alterne vicende negli anni trenta del '900 la coltivazione della fluorite e della siderite per l’industria del vetro e della siderurgia le dona nuovo vigore e raggiunge la sua massima produttività tra il 1950 ed il 1960 grazie anche a delle importanti commesse provenienti da molte parti del mondo e soprattutto da industrie degli Stati Uniti d’America, tutti vogliono la fluorina.
Come i castelli incantati, a seguito della diminuzione della domanda ed dell’aumento dei costi, anche la miniera Torgola negli anni settanta inizia a dissolversi per poi nel 1999 concludere la sua storia e la sua fiaba.
E’ un attimo la nebbia si alza e la pioggia si attenua, ebbro dall’eccitazione che da sempre mi procurano i luoghi industriali abbandonati, esco dall’auto e mi addentro nei suoi pericolosissimi e maledettamente oscuri visceri, l’edificio gronda acqua da tutte le parti, le scale, ormai logore e tramortite dalla ruggine, scricchiolano sotto i miei scarponcini, decido che in questo momento sia troppo pericolosa e violentandomi ridiscendo al piano terra. Non so se sia vero ma si dice che la vecchiaia porti la saggezza.
L’oscurità inizia il suo dialogo con la nebbia, il castello sparisce per sempre, accendo l’auto e riprendo il lungo cammino, resisti miniera Torgola perchè qua io ritornerò.