La Villa del polacco


Storia di amore e passioni



Luogo: ToscanaAnno di costruzione: cr. 1881Anno di abbandono: NDStato attuale: Estremamente pericolosa, non entrare
Il medico polacco Sigismondo De Bosniaski (1837-1921) e la sua amatissima (prima amante e poi sposa) contessa di origine russa Elisa di Rulikowski (ND-1904) decisero di stabilirsi nella zona di San Giuliano Terme ed edificarono nel 1881, sul monte Castellare, Villa Belvedere (Villa Bosniaski) che diventò la loro dimora dove cultura ed ospitalità trovarono immediata residenza.
Trascorsero qua anni felici immersi nelle loro passioni, geologia e paleontologia per lui, letteratura, prosa e poesia per lei, e nel profondo amore reciproco che gli accompagnò per tutta la vita.

La prematura morte della contessa interruppe il sogno d’amore della coppia ma non fermò gli studi del medico che, seppur malinconico e stanco, continuò la sua collezione di minerali e fossili che divenne famosa ed apprezzata in tutta Italia e fu acquistata dall’Università di Pisa dopo la sua morte.

Con la dipartita di Sigismondo iniziò la lenta ma inarrestabile decadenza di Villa Belvedere, passata di mano a vari proprietari, durante la seconda guerra mondiale fu sede di postazione tedesca ed in seguito acquistata da una facoltosa famiglia di armatori navali che, per vari vicende, non riuscirono a riportarla all’antico splendore e lasciarono che l’oblio ne diventasse il custode conducendola alla condizione di splendido e pericoloso rudere nel quale versa tutt’oggi.

E’ una fresca mattina di fine estate quando inizio in solitaria il sentiero che mi accompagnerà fino alla sommità del monte ed alla villa. Il silenzio è interrotto solamente dal rumore dei mie scarponcini e le soste sono frequenti per poter godere appieno del magnifico panorama che si assapora salendo.

La villa del polacco appare improvvisamente in tutta la sua maestosità e nonostante sia ormai divorata dai crolli e percossa dall’incuria riesce ancora a suscitare nel viandante dell’abbandono delle sensazioni che facilmente la fanno immaginare piena di vita e di amore.

Poco rimane dei tre piani e delle sue dodici stanze, la natura sta occupando i suoi spazi vuoti e l’esplorazione interna risulta molto pericolosa ed assolutamente da evitare. Non ho fretta ed è facile lasciarsi andare alla sosta ed al ricordo.

Riprendo il cammino portandomi dietro quella eterea felicità che Sigismondo ed Elisa hanno donato a Villa Belvedere e che ancora la avvolge e la sostiene.






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