Scavalcare ed arrampicarmi mi è sempre piaciuto.
Da adolescente “vivevo” sui muretti ed i tettini del cortile, ricordo bene le urla del portiere che mi intimava di scendere, così come ricordo la spavalda eccitazione che provavo quando mi introducevo, ed urlavano i custodi, in luoghi vivi e vietati cercando quello che per me era, fotograficamente ed emozionalmente parlando, una irresistibile attrazione, l'altro paesaggio.
Un mondo da vivere ed abitare liberamente senza alcuna regola preconcetta ed anche le mie diapositive chiedevano, convinte e consapevoli, di raccontare a modo loro l'altro paesaggio, e così fu negli anni ottanta del XX secolo.